La mia gravidanza tra diabete gestazionale e preeclampsia

Guardo innamorata follemente mio figlio e non faccio altro che provare un’emozione unica e indescrivibile, ma la mia gravidanza è stata un pochino movimentata.

Alla 26esima/28esima settimana, era il momento di fare l’esame della curva glicemica, si tratta appunto di un esame che si fa in gravidanza per diagnosticare un eventuale diabete gestazionale. Il giorno dopo aver fatto l’esame, la mia ginecologa mi chiamò dicendomi che i risultati erano estremamente alti: avevo il diabete gestazionale.

Aveva già preso contatto con la Dr.ssa specialista in diabetologia. Da lì in poi le misurazioni delle glicemie erano all’ordine del giorno: la mattina a digiuno, dopo colazione, dopo pranzo e dopo cena. Seguivo con attenzione un’alimentazione che mi fece la dietista per tenere sotto controllo il diabete e correggere eventualmente lo sbalzo glicemico. Questo però non è bastato a far ristabilire i valori glicemici, per cui iniziai l’insulinoterapia. Partii da 10 unità fino ad arrivare a 38 unità d’insulina giornaliere. A quel punto finalmente ero riuscita a tenere sotto controllo il mio caro diabete gestazionale.

Un giorno la mia ginecologa durante una visita mi disse che avremmo dovuto anticipare di circa due settimane il parto, siccome con il diabete gestazionale non si porta mai a termine la gravidanza, dal momento che c’è il rischio che il bambino cresca troppo. Un fulmine a ciel sereno. Avrei dovuto anticipare il parto e me lo avrebbero persino indotto. Io che immaginavo come sarebbe stato il giorno in cui avrei dato alla luce mio figlio. Io che immaginavo la rottura delle acque e la corsa in ospedale con mio marito. Io che avevo già programmato e prenotato la vasca per poter partorire in acqua. Ma tutto questo non sarebbe mai accaduto. Dovevamo seguire un piano ben preciso. Avrei saputo con esattezza il giorno del ricovero per poi iniziare con l’induzione del parto. Ci vollero molti giorni per riuscire a metabolizzare la notizia.
Io e mio marito iniziammo a renderci conto che avremmo conosciuto prima del termine il nostro cucciolo. Cercavamo di parlarne il più possibile per rendere il tutto più reale e dunque anche più accettabile.

Alcune settimane dopo quest’annuncio, mi sentii strana e affaticata e giorno dopo giorno il mio corpo si gonfiava sempre più al punto tale da non riuscire più ad indossare alcun tipo di scarpe. Il mio naso era diventato il doppio, come anche le mie labbra. Ero irriconoscibile.
A quel punto decisi di andare immediatamente dalla ginecologa per capire se quel gonfiore sul viso e sul corpo fosse normale.
Ma evidentemente non lo era: avevo la pressione a 189/100, mi mandò immediatamente al reparto maternità dell’ospedale per alcuni controlli più approfonditi.

Il risultato? Preeclampsia o anche detta gestosi. Ricovero immediato, somministrazione del magnesio per evitare le convulsioni e terapia per abbassare la pressione e stabilizzarla, dopodiché induzione del parto il prima possibile! Non ero preparata a questo…non ero preparata a conoscere mio figlio un mese prima del termine!! Avrei voluto che crescesse ancora un po’ dentro il mio pancione, ma mantenni la calma, consapevole che ci sarebbe stato anche mio marito a supportarmi. Dovevo firmare molti consensi, il primario del reparto di pediatria mi informò sui possibili interventi da dover fare al mio bambino una volta nato: probabilmente avrebbe dovuto avere un aiuto nella respirazione. Mi informarono che non appena fosse nato il mio bambino avrebbero dovuto somministrargli un aggiunta di latte artificiale per non fargli avere uno sbalzo ipoglicemico, siccome avevo il diabete gestazionale.

Bene, detto questo iniziarono con l’induzione del parto tramite delle pastiglie somministrate ogni due ore. Risultato? dopo sette dosi, massimo consentito io non sentivo ancora nulla. Il giorno dopo il mio ricovero iniziarono ad indurmi il travaglio con l’ossitocina, facendomi anche la peridurale. Non avevo possibilità di scelta, visto che l’induzione del parto fa sì che i dolori aumentino notevolmente. Per cui peridurale, anche per evitare un aumento della pressione durante le contrazioni. Risultato? Mio figlio non aveva proprio intenzione di nascere. Il terzo giorno, i medici mi dissero che se non fosse nato entro la giornata, in serata erano costretti a farmi partorire facendomi il taglio cesareo. Cosa che naturalmente non volevo. Finalmente quello stesso giorno, alle 10.00 ci fu la rottura delle acque. Alle 17.52 conobbi l’amore della mia vita. Una minuscola creatura di 2270 grammi, in ottima salute. Era così piccolo, ma così forte che non ci volle nemmeno un supporto per la respirazione. È rimasto tutto il tempo con me, senza andare un solo minuto in pediatria.

Che dire, nonostante tutto questo mi innamorai non appena vidi mio figlio.

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